Pizz Pugnett

(tramandato da Guido Spadoni e Lea Venturini)

 Questa filastrocca era canterellata dai ragazzi che partecipavano ad un gioco. I vari giocatori dovevano mettere i pugni uno sopra l'altro mentre un altro, rimasto fuori, pizzicava  cantando la filastrocca, e il primo che parlava o rideva faceva penitenza.

Pizz pizz pugnett,

Chi l'ha magnata la sciungia?

'L gatt.

'L gatt dov' iggliè 'ndat?

Sott al lett.

'L lett chi l'ha brujat?

'L foc.

'L foc chi l'ha smorz?

L'acqua.

L'acqua chi l'ha bûta?

'L bô.

'L bô dov' iggliè 'ndat?

A som-nar 'l panic.

'L panic chi l'ha magnat?

La pass-ra.

La pass-ra dov' llè 'ndata?

P-r cel, p-r mar e p-r têra

e il prim chi parl-ra i son-rem la campanella.   

Pizzica pizzica il pugnetto,

chi l'ha mangiato il grasso di maiale?

Il gatto.

Il gatto dove è andato?

Sotto al letto.

Il letto chi l'ha bruciato?

Il fuoco.

Il fuoco chi l'ha spento?

L'acqua.

L'acqua chi l'ha bevuta?

Il bue.

Il bue dove è andato?

A seminar il grano.

Il grano chi l'ha mangiato?

Il passero.

Il passero dove è andato?

Per cielo, per mare e per terra

e il primo che parla gli suoniamo la campanella.

L ou d Pasqua

"Viva 'l verd, viva 'l pur, dem un ou cot a dur"

"Viva il verde, viva il puro, dammi un uovo cotto e duro" 

La mattina di Pasqua, uscendo di casa, bisognava ricordarsi di riempire le tasche di foglioline verdi perché facilmente si sarebbe incontrato qualcuno che ci salutava con questi versi. In risposta bisognava regalargli un qualcosa di "verde e puro",cioè una foglia, altrimenti si doveva pagare pegno donando un uovo sodo.

 

Il trottolon

Vi riporto una conversazione con ho avuto su Facebook con Franco Schiaffino nella quale spiega molto bene il trottolon, gioco che veniva praticato ad Ugliano nella Via della Foce. 

Io: spiegami meglio il trottolon
 
Franco: Nacque con una forma di cacio stranamente vecchia e dura per cui immangiabile. Poi la stessa forma la si ricavò da un tronco di albero del diametro di circa 18/20 cm per una larghezza di 8 e si giocava lungo la via della foce. Allora era una strada fiancheggiata su entrambi i lati da palanchine che la delimitavano, ciò era fondamentale perchè il trottolon viaggiava lungo la strada e non volava fuori. Si tracciava una linea che non poteva essere superata come per le bocce, poi si girava uno spago due o tre volte intorno alla circonferenza del trottolon, si prendeva la rincorsa e si effettuava il lancio. Vinceva chi lo lanciava più lontano. In un secondo tempo si sostituì lo spago con una cintura o meglio ancora con la fettuccia delle persiane. Purtroppo oggi mancano le delimitazioni lungo le strade....
 
Io:lanciavano il trottolon srotolando lo spago e tenendolo in mano?
 
Franco: credo che se lo legassero al polso o facevano una specie di laccio perchè rimanesse legato alla mano e srotolasse meglio. Accorreva sempre tanta gente anche da fuori, come dai paesi vicini: venivano dei partecipanti. Il pubblico si accomodava sui poggi in alto perchè, a volte, il trottolon trovava degli ostacoli e s'impennava e diventava pericoloso.
 
Dejan (Andrea O.)
 

Auguri 2013

... quando alla sera si andava col "pntulin" a prendere il latte dalla Ste' o dalla Ionne
... quando si andava nei boschi a "scarvar" per pulirli prima della raccolta delle castagne
... la sera al "focolar" con i "bosetti" e la "filandera" che ci piovevano addosso
... quando si giocava sul piazzale a fuga "gallina e galetti" tenendoci per mano, eravamo in tanti e di tutte le età
... quando per S. Giovanni si facevano i fuochi divisi in rioni
... quando giocando a guardia e ladri si stava nascosti per lungo tempo dentro le capanne
... il freddo "d'la scola" e si doveva portare un "ciocc" di legno per la stufa
... quando si facevano fumare le "bodde" o un cerchio di fuoco intorno agli scorpioni che poi si pungevano
... a Natale la costruzione della lanterna con la carta velina, legnetti e una candela in mezzo, per rischiarare il Bambino
... quando si arrivava a Ugliano a dorso di un asino, e non c'era l'acqua e non c'era il gas e non c'era niente, ma c'era tanta gente che ci aspettava
... quando si "battea l'gran" nelle aie e i bimbi ci saltavano dentro
... quando si appendeva un'arringa in mezzo al tavolo e si toccava con la polenta per sentire il gusto
... 1952 l'arrivo del primo ping pong a Ugliano
... il nascondino serale a coppie, dove sbocciavano i primi amori
... le gare "col trottolon" lungo la via della foce
... le gare di tiro al polo (vivo) legato a un castagno con fucile da caccia
Carla Filippetti, Franco Schiaffino e Guido Spadoni
 
auguri 2013
natale 2013

Ricordi del giro delle sette chiese

(Da un opuscolo che hanno lasciato all'Im'arcord alcuni partecipanti a questo pellegrinaggio)

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Nel 1982 ebbi l’opportunità di conoscere il Giò di Casciana quando venne a casa mia per insegnarmi a trattare il cotto.
Parlando lui mi disse che aveva fatto il giro delle sette chiese, al che io mi incuriosii e gli chiesi spiegazioni.
Lui mi dissi che aveva preso una croce in chiesa a Codiponte e, incappato con la classica veste bianca e rossa, aveva iniziato il percorso, ma la strada era talmente brutta che si era perso ed era arrivato a Casciana a notte fonda. Allora io gli dissi che mi sarebbe piaciuto, l’anno successivo, fare il percorso insieme a lui per provare che cosa era il giro delle sette chiese. Tornato a casa chiesi a mia madre di questo giro e lei mi spiegò che, in tempi precedenti, il venerdì santo, in occasione dei sepolcri, era tradizione visitare sette chiese che erano nel circondario e precisamente Caciana, Ugliancaldo, Argigliano, Pieve di San Lorenzo, Casola, Luscignano e Codiponte.
Allora chiesi a mia madre in che modo si svolgeva la cerimonia e lei mi rispose che quelli della chiesa di partenza andavano verso la chiesa successiva cantando il “Miserere” e, in punti prestabiliti, incontravano quelli della chiesa successiva che li aspettavano cantando lo “Stabat Mater”, si riunivano, entravano in chiesa e adoravano due stazioni della Via Crucis, poi, insieme partivano per la chiesa ancora successiva, con le stesse modalità; in questo modo il gruppo di persone aumentava ad ogni chiesa di sosta.
Quando io chiesi come mai la tradizione era stata abbandonata, lei mi rispose che alla fine degli anni cinquanta la tradizione era stata contestata soprattutto nella località di Argigliano, di modo che la Curia aveva deciso di sospendere la cerimonia per non creare dissidi.
Allora io dissi a mia madre che avrei fatto la via crucis assieme al Giò di Casciana, ma lui nel frattempo morì.
Anni dopo, per mantenere la promessa fatta, nel 1993 organizzai il giro delle sette chiese.
Eravamo in dodici persone, alla partenza, e, ad ogni paese trovavamo le persone anziane che si mettevano a piangere ricordando quando anche loro facevano il giro delle sette chiese.
Oggi, nel 2003, sono 10 anni che abbiamo ripreso la tradizione; abbiamo trovato l’acqua, il sole, la neve, ma soprattutto il numero di persone che seguono è aumentato e ci sono con noi molti ragazzi.
Dobbiamo ringraziare il paese di Ugliancaldo con il Gruppo “i marcord” che, dopo il primo anno ci hanno sempre ospitati e accolti con tanta amicizia.
Buona Pasqua a tutti

 

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